Aldo Balestra

Meglio la Nasa
o la sagra
della polpetta?

di Aldo Balestra
«La Nasa chiama i "cervelli" del Righi. Scuola senza soldi e il viaggio salta». (Il Mattino, 11 novembre 2018, pag. 27)
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Luigi, Davide e Mauro sono figli di Napoli. Di cognome fanno Picarella, Di Pierro e D'Alò, studiano in un istituto tecnico di Fuorigrotta, al «Righi», su viale Kennedy. Studiano per costruire il loro futuro, e anche per migliorare quello di tutti noi. Appassionati di robotica, e guidati da un gruppo di coraggiosi professori di matematica e informatica, si sono messi in gioco: hanno partecipato al concorso «Zero Robotics», ideato dal Mit (Massachusetts Institute of Technology) e dalla Nasa. Hanno partecipato progettando un satellite da collocare nello spazio, dentro la stazione spaziale, gareggiando con studenti di oltre 300 scuole del mondo, e sono arrivati secondi.

Bello, vero? Certo che sì. No, certo che no. Ascoltare Davide raccontare questa vicenda al «Sabato delle idee» di Marco Salvatore, a Napoli, è peggio che ricevere una frustata in pieno volto: «Siamo secondi, ma non abbiamo i soldi per andare a Boston. Qui si ferma ogni discussione sul futuro di noi giovani impegnati nella ricerca, nei progetti».
Attenzione, la frustata fa male di più: perché era già successo lo scorso anno. Al «Righi» di Napoli. Analogo successo, analoga rinuncia alla finalissima per mancanza di fondi.

Indignarsi serve a poco. Se proviamo ad uscirne, e già con il capo cosparso di cenere,  forse è meglio. Si è scatenata, partendo dalle lontane e più lungimiranti Milano e Torino, una gara di solidarietà coraggiosa e privatistica per mandare questi nostri cervelli a Boston. A rappresentare se stessi, Napoli, la Campania, l'Italia.

Non sarebbe il caso che la politica si accorgesse di quanto, di buono, per il Paese e per il Sud, ha in sè questa storia? Se ne occupi il governo, in primis. E poi la politica cittadina e campana.

Nella Napoli delle scuole spesso sgarrupate, che chiudono per vento, o dove il diritto allo studio talvolta resta solo un'aspirazione che opprime ogni sogno di futuro, un manipolo di studenti-geni compete alla pari con il mondo internazionale della ricerca. Ma Luigi, Davide e Mauro non possono far nulla di più. Devono allora restarsene buoni buoni nella loro scuola di viale Kennedy? Sarebbe una condanna.

Il Comune di Napoli e la Regione Campania hanno, anche se con colpevole ritardo, occhi per vedere ed orecchie per sentire? Questi ragazzi sono prova vivente che si può emergere anche qui, e non bisogna per forza emigrare per studiare meglio e fare ricerca ad alto livello.

Questi tre studenti meritano di più, la scuola campana merita di più, e al diavolo qualche progettino-perfettino-acchiappafondi o qualche sagra della polpetta da finanziare in un rione della città o in un paesino della Campania.

Allora, si trovino i fondi, e subito, per mandare questi ragazzi a Boston, con i loro insegnanti. Meritano, e solo loro. Guardateli, sono i nostri volti migliori.
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«La vera pietra di paragone del merito è il successo», George Gordon Byron, Marin Faliero doge di Venezia
Martedì 13 Novembre 2018, 18:51
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