Marco Ciriello

L’apparizione

di Marco Ciriello
Adesso che “L’apparizione” di Rocco Carbone torna da Castelvecchi, dopo essere uscita da Mondadori, a dieci anni dalla morte del suo autore, e che il tempo non ha consumato né le pagine né la forza dello scrittore che le scrisse, possiamo dire che è un piccolo grande pezzo di letteratura italiana. Un romanzo che è una relazione clinica, il referto di una dissoluzione, dove più la frattura si allarga maggiore è la maestria nel descriverla, riprodurla, riacchiapparla. Pensieri e azioni si con-fondono, verità e bugie si accavallano. Il protagonista, Iano, è un devastatore, e un devastato, con lui il lettore si ritrova in una stanza di follia, contagiosa e avvincente. Dove l’esattezza della pagina inchioda quello che non sembra inchiodabile. Nell’evasione dal linguaggio medico, in questo caso, psichiatrico, c’è la grandezza di Carbone, la bellezza della sua ricerca – quella di una opera per nulla facile, come raccontò Emanuele Trevi – e la disparità di scrittura.
Lunedì 9 Luglio 2018, 10:55
© RIPRODUZIONE RISERVATA

COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti


QUICKMAP