Scacco matto alla 'ndrangheta: catturato il capo dei capi

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Il boss latitante Giuseppe Pelle, considerato capo strategico e membro dei vertici della 'ndrangheta, è stato arrestato dalla polizia in un blitz scattato nella notte a Condofuri, in provincia di Reggio Calabria. Pelle era nascosto in un'abitazione isolata in una zona impervia alle porte del paese calabrese. 

Al blitz hanno partecipato una cinquantina di uomini della squadra mobile di Reggio Calabria e del Servizio centrale operativo della Polizia, coordinati dalla Dda reggina. I poliziotti hanno scovato il boss in un'abitazione completamente isolata in una contrada impervia nell'entroterra: non vi era alcuna strada per per accedervi e la casa era posizionata nei pressi del greto di un torrente. Quand'è scattato il blitz, all'interno della casa c'erano oltre al boss altre persone, le cui posizioni sono ora al vaglio degli inquirenti. Nessuno di loro ha opposto resistenza.
 

Pelle, 58 anni e latitante dal 2016, è considerato dagli inquirenti elemento di spicco delle cosche di San Luca e facente parte della Provincia, uno degli organi di vertice della 'ndrangheta. 

La sua casa di Bovalino era diventata meta di una vera e propria processione di candidati in cerca di sostegno alle
elezioni regionali del 2010 in Calabria. La circostanza era emersa nell'operazione «Reale 3» che pochi mesi dopo quelle elezioni, nel dicembre 2010, aveva portato all'arresto di diverse persone tra le quali l'allora consigliere regionale del Pdl Santi Zappalà. Gli incontri di Pelle con i candidati erano stati documentati nelle riprese effettuate dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Reggio Calabria dopo l'arresto nel marzo del 2007, dopo dieci anni di latitanza, di Salvatore Pelle, fratello di Giuseppe. Intercettazioni e videoriprese che documentarono gli incontri tra Pelle ed alcuni candidati al Consiglio regionale si sarebbero intensificati nel periodo compreso tra l'agosto del 2009 ed il 21 aprile scorso. Incontri che testimoniano lo spessore criminale di Giuseppe Pelle e il suo
ruolo al vertice della 'ndrangheta unitaria.

Dalla stessa inchiesta emerse anche come il boss non volesse limitarsi a sostenere candidati al Consiglio regionale ma puntasse molto più in alto. In una intercettazione, infatti, Pelle delinea la sua strategia politico-elettorale che puntava anche alle elezioni politiche ed a suddividere i candidati «amici» su base territoriale sostenendone un ristretto numero per evitare la dispersione di voti. «La politica nostra - diceva - è sbagliata. Se noi eravamo una cosa più compatta dovevamo fare una cosa, quanti possono andare? Diciamo qua dalla ionica, quando raccogliete tutti i voti che avete, vanno tre persone. Altre tre vanno alla Piana e vanno già sei per il Consiglio regionale. La prossima volta quei sei, se si portavano bene andavano a Roma e andavano altri sei al posto di quelli».
Venerdì 6 Aprile 2018, 06:53 - Ultimo aggiornamento: 7 Aprile, 09:46
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