Colata di cemento a Orta di Atella: Brancaccio condannato a 8 anni

di Marilù Musto

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L'ex sindaco e consigliere regionale Angelo Brancaccio è stato condannato a otto anni di carcere, come riportato questa mattina in esclusiva su Il Mattino (edizione Caserta). L'ex primo cittadino di Orta di Atella è considerato anche dai giudici, ora, il «re Mida» del cemento. Sarebbe stato lui, negli anni, a favorire la colata grigia nel paese che ha amministrato. Il giudice del tribunale di Napoli, Eliana Franco, ieri, ha pronunciato la sentenza al termine del processo con rito abbreviato. Brancaccio, «mister 80 per cento di preferenze» nelle elezioni del suo paese, difeso in giudizio dall’avvocato Mario Griffo, è stato condannato per associazione mafiosa. Per il tribunale di Napoli, la speculazione edilizia a Orta avrebbe favorito due cartelli criminali: il clan dei casalesi e i Mallardo di Giugliano che, in occasione delle elezioni amministrative, avrebbero anche veicolato dei voti.
La speculazione edilizia nel comune di Orta di Atella su un’area pari all’80% dell’intero territorio comunale, fu possibile grazie al rilascio di permessi a costruire illegittimi, in assenza del puc, a favore di società sospette. Brancaccio, ora, è recluso nel carcere di Secondigliano. I pubblici ministeri Patrizia Dongiacomo e Luigi Landolfi di Napoli nord e Napoli, avevano chiesto per l’ex sindaco 12 anni di reclusione. Il giudice ha applicato una pena inferiore ritenendolo il «protagonista» della stagione della cementificazione che ha portato anche all’aumento della popolazione nel comune di Orta; migliaia gli appartamenti venduti a costi vantaggiosi rispetto al prezzo di mercato, in quanto realizzati in assenza di lottizzazione e di servizi basilari (fogne, strade, spazi verdi). A giugno, erano stati coinvolti dalle indagini, con Brancaccio, anche gli imprenditori Domenico Aprovitola, Francesco Aprovitola, Giuseppe Aprovitola. Poi, Andrea Cacciapuoti, Antonio Ciccarelli, Gennaro, Olimpia e Vincenzo Ciccarelli, Raffaele Clemente, Domenico, Isidoro e Roberto Concilio, Paolo D’Alterio, Salvatore Del Prete, Teresa Diana, Irene Di Santillo, Michele Esposito, Amalia Iannone, Raffaele Letizia, Maria Grazia Lucariello, Salvatore Mundo. Per loro, la Procura ha chiesto l’archiviazione. A inchiodare l’ex primo cittadino, sono stati i vari collaboratori di giustizia: Orlando Lucariello, Pasquale Vargas e Luigi D’Ambrosio.
I riflettori degli inquirenti si sono accessi quando agli atti è spuntato il nome della Ital casa immobiliare: società che ha avuto per un lungo periodo come amministratore unico Teresa Diana, moglie di Francesco Setola, cugino del sanguinario Giuseppe Setola detto ‘o cecato. Dagli atti prodotti dagli inquirenti, emergono i rapporti che Brancaccio avrebbe avuto con Nicola Schiavone, figlio di Francesco detto Sandokan e con Salvatore Mundo detto ‘o mister, cognato del camorrista Lucariello. Proprio quest’ultimo di Brancaccio riferì agli inquirenti: «Egli è più camorrista che politico, per il modo in cui ha gestito gli appalti sul territorio di Orta e soprattutto per gli strettissimi rapporti che aveva con uomini del clan».
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Giovedì 11 Gennaio 2018, 16:44 - Ultimo aggiornamento: 11-01-2018 18:43
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