«Le scuole vanno chiuse al minimo
rischio sismico»: Matese nel mirino

I lavori a una delle scuole danneggiate dal sisma del 2013
di ​Mary Liguori

Le scuole del Casertano, insieme a tutti gli edifici pubblici, finiscono, di nuovo nell’occhio del ciclone.
Si è aperto ieri un duplice fronte di rischio. Uno viene dalla natura, l’altro da una sentenza della Cassazione. Ma andiamo con ordine.
Dopo la chiusura minacciata, parzialmente attuata, poi rinnegata dalla Provincia di Caserta, piomba sugli istituti casertani una «nuova» e duplice spada di Damocle. La Corte di Cassazione ha infatti stabilito che vanno chiuse anche le scuole per le quali esiste un «lieve rischio» sismico in quanto il terremoto è un evento «non prevedibile». E di rischio parla la rivista «Science Advances» che ha pubblicato i clamorosi risultati della ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e del Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia. Gli scienziati hanno scoperto che sotto l’Appennino meridionale, in profondità, giace una sorgente di magma che può generare terremoti «di magnitudo significativa». La sorgente di magma si trova nell’area del Sannio-Matese. Ovvero a ridosso dei comuni casertani e beneventani che, nel 2013, hanno subito un evento sismico di proporzioni importanti.
La pubblicazione arriva a un giorno di distanza dalla sentenza della Suprema Corte che, però, riguarda un procedimento giudiziario in corso a Grosseto. Secondo gli ermellini, in attesa dei lavori di adeguamento, vanno chiuse a scopo preventivo le scuole che non rispettano del tutto gli standards di sicurezza anti-crollo in caso di evento sismico. Vanno dunque sequestrati, secondo la Cassazione, anche quegli edifici scolastici in cui il mancato rispetto dei parametri sia da considerarsi minimo. E, specificano i giudici della Suprema Corte, non fa differenza se la scuola si trova in una zona a minimo rischio sismico in quanto i terremoti «non sono eventi a prevedibilità». La normativa in materia edile emanata nel 2008 va rispettata in toto e va applicata una vera e propria «tolleranza zero». Il verdetto è stato emesso lunedì in accoglimento al ricorso della Procura di Grosseto contro il sindaco di Roccastrada indagato per omissione d’atti di ufficio perché si rifiutò di chiudere una scuola nella frazione di Ribolla «nonostante dal certificato di idoneità statica dell’immobile, redatto il 28 giugno 2013, si evincesse l’inidoneità sismica». La sentenza della Cassazione fissa un precedente che potrebbe ripercuotersi sulla Provincia di Caserta e avere conseguenze immediate nel Matesino dove, da ieri, l’allarme terremoto torna ad incombere, più minaccioso di prima, visti i risultati divulgati dall’Istituto di vulcanologia. Oltretutto, quando nella primavera scorsa a Caserta si è aperta la piaga «scuola-sicurezza» furono proprio otto scuole dell’Alto Casertano a finire sotto sequestro. 
Per quegli edifici, il rischio crollo fu certificato dai consulenti che esaminarono strutture a Caserta, Alife e Piedimonte Matese. Per altri sei istituti furono avviati approfondimenti e per tutte le scuole della provincia fu disposto un certosino lavoro di controllo strutturale e dei certificati. Il lavoro della procura di Santa Maria Capua Vetere, con a capo il procuratore Maria Antonietta Troncone a coordinare personalmente i pm Carlo Fucci e Gennaro Damiano nell’indagine avviata sul finire del 2016, potrebbe ora prendere nuove strade, anche alla luce della sentenza di Cassazione che crea una precedente significativo. Il fascicolo d’indagine è incardinato sulle ipotesi di reato dell’omissione di atti d’ufficio e sull’omissione di lavori in edifici, vale a dire il mancato adeguamento di strutture per le quali lavori necessari ma non sono stati mai eseguiti. 
Mercoledì 10 Gennaio 2018, 16:08
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