La Capria, nuovo libro a 96 anni: «Un poetico litigio con la mia Napoli»

di Silvio Perrella

Ha appena compiuto novantasei anni, Raffaele La Capria. E c'è chi afferma, come ha fatto Emanuele Trevi, che sarebbe lo scrittore italiano più pertinente a ricevere un premio Nobel. E in effetti, quando fu annunciato che quest'anno il Nobel alla letteratura non sarebbe stato assegnato, per via dell'onda lunga degli scandali sessuali arrivata a lambire anche gli accademici di Svezia, mi venne da dire a Raffaele: e se eri tu il prescelto di questa edizione, proprio questa volta che salta tutto?

Lui inarcò un saggio sorriso e scrollò le spalle, come a voler dire: ma che pensieri fai. Che importanza ha!
Nel suo nuovo libro, Il fallimento della consapevolezza (Mondadori, in libreria il 9 ottobre) Raffaele rievoca con lo stesso ironico distacco anche il momento in cui vinse il premio Strega con un solo voto in più: «E tutti dopo, incontrandomi per la strada, mi dicevano: Se non ti avessi dato il mio voto non avresti vinto».

Lui, dentro di sé, decise che quel voto proveniva da Goffredo Parise, «che da allora divenne uno degli amici più cari». E quando l'amico non ci fu più, andato via troppo presto a meno di sessant'anni, si fece testimone del suo valore, fino a dedicargli un intero libro, intitolato Caro Goffredo.

Il fallimento della consapevolezza, diviso in due parti, è un libro imprevisto e sorprendente. Riepiloga e riesegue i temi di un'autobiografia in progress, una sorta di macchina mobile di pensieri che si trasformano con il passare del tempo e sono allo stesso tempo sempre uguali e sempre diversi.

È la storia di un napoletano europeo che ha ingaggiato con le sua città un «poetico litigio» e che, pur avendola lasciata già negli anni Cinquanta, se l'è sempre portata con sé. La città, come in un verso di Kafavis, l'ha seguito. E lui l'ha descritta, raccontata, smontata, mitografata, sempre pronto al confronto con altre voci (come capita nel libro, nel colloquio contrastivo con Domenico De Masi).

E quanti equivoci! E soprattutto quanta disattenta curiosità superficiale che vive in città attorno al lavoro di La Capria: «Quella della napoletanità è stata dunque per me una controrivoluzione esistenziale, che non è stata descritta prima in nessun libro di storia ma ha connotato, io credo, la napoletanità come cultura nata da un bisogno di difesa, ma anche come cultura minore rispetto alla precedente».

Sono parole che si riferiscono a L'armonia perduta. E sono dette con la voce di chi aspira alla conoscenza di sé e del proprio mondo, consapevole che gli scrittori «devono sollevare denunce esistenziali».

Senza aver paura di fallire, abituandosi alle false partenze, e provando ad abbandonarsi alla volumetria sensuale dell'attimo anche quando la Storia si frantuma nelle guerre (e in questo senso sono struggenti le lettere che si scambiano Raffaele e Giuseppe Patroni Griffi nel 1943, incastonate come dagherrotipi verbali nella seconda parte del libro).

Anche la consapevolezza, anche un illuminismo solo mentale, è finito nella lista dei fallimenti: «oggi abbiamo una enorme difficoltà a trasformare la consapevolezza in saggezza; consapevolezza è sapere le cose, saggezza è ricavarne un frutto, degli insegnamenti, e trasmetterli».

È per questo che La Capria (tra i pochissimi che in quella trasformazione si è davvero impegnato) ha preferito l'illuminismo del cuore, non esente da malinconie, ma più fecondo e relazionale.

E per far ciò ha lasciato sempre aperto il processo della conoscenza; il che ha significato inventarsi quello che mi è capitato di definire l'arte dell'abbandono attivo, una sorta di «sentire interno», vicino e simile a quello degli animali, che anticipano «la sensibilità umana», e sono i primi «ad avvertire terremoti ed eruzioni».
È la pratica di questo abbandono attivo che tiene giovane lo scrittore quasi centenario.

Ed ecco che Il fallimento della consapevolezza è anche un libro sulla giovinezza, capace di far fremere la «dolce confusione» degli anni Sessanta, quando «ci parve di poter strappare in mille pezzi il triste manoscritto della vita precedente per ricomporlo poi in una nuova forma più vicina ai desideri del cuore».

Poi tutto sembrò finire e «la sottile angoscia che nascostamente» pervadeva anche quegli anni venne tutta in luce: «E vennero gli anni di Piombo, la morte di Pasolini, le Brigare Rosse, l'assassinio di Moro» e così via seguitando di male in peggio.

Ma chi fa esercizi di abbandono attivo sa che nella sottopelle della Storia c'è sempre la possibilità di nuove avventure. E una di queste consiste nell'amicizia. E all'amicizia con Enzo D'Elia, agente che ha voluto fortemente questo libro, sono dedicate le ultime righe. Con un grazie. Che, ne sono sicuro, sarà condiviso, dai lettori.
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`Il nuovo libro di Raffaele La Capria «Il fallimento della consapevolezza» verrà presentato il 17 ottobre alle ore 18 a Roma nelle sale della Fondazione Dante Alighieri
Domenica 7 Ottobre 2018, 12:11 - Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre, 12:50
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1 di 1 commenti presenti
2018-10-08 10:49:48
ma goditi la vecchiaia invece di penzare a fare altri sordi ... certa gente non sabboffa manco di terreno di campusanto

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