Pessoa e il romanzo che nacque per scherzo

di Massimo Novelli

Era l'autunno del 1930 quando il grande poeta Fernando Pessoa (1888-1935) cominciò a lavorare al romanzo poliziesco A boca do inferno (La bocca dell'inferno). Era incentrato sulla pretesa e misteriosa scomparsa dal Portogallo, e sul molto presunto suicidio, del suo amico Aleister Crowley (1875-1947), il famoso letterato e occultista inglese che dimorò pure in Italia, a Cefalù, e divenne poi un'icona della cultura pop negli anni Sessanta. Il libro, rimasto incompiuto, doveva essere il coronamento letterario della «blague», della fandonia, sulla morte di Crowley, che lo stesso inglese e Pessoa avevano ideato. Si trattava, come nota lo studioso Marco Pasi, di «una trovata pubblicitaria, che va compresa nel quadro più generale dei suoi tentativi», di Crowley, «per valorizzare commercialmente le sue opere letterarie e artistiche».

Pessoa non terminò mai il romanzo, che soltanto agli inizi del Duemila venne scoperto tra le sue carte. Edito prima in Portogallo, quindi in Germania e in Francia, La bocca dell'inferno è stato tradotto e pubblicato ora anche in Italia grazie a una piccola e raffinata casa editrice piemontese, la Federico Tozzi Editore in Saluzzo, che porta il nome dello scrittore senese.

Curato in modo impeccabile da Marco Pasi, docente di Storia della filosofia ermetica all'Università di Amsterdam, il volume (pagine 354, euro 20) comprende inoltre tutta la corrispondenza intercorsa fra Pessoa e Crowley, alcune poesie dei due e del giornalista Augusto Ferreira Gomes, e i documenti giornalistici relativi alla falsa morte dell'esoterista sul quale Vincenzo Consolo scrisse un bel romanzo, Nottetempo, casa per casa, uscito nel 1992.
Pessoa e Crowley si erano incontrati per la prima volta nel pomeriggio del 2 settembre 1930. Fu il giorno in cui, come nell'incipit del romanzo L'anno della morte di Ricardoo Reis di José Saramago, dedicato proprio a Pessoa e a uno dei suoi eteronimi, un piroscafo attraccò al porto di Lisbona. Ad aspettare Crowley e la sua compagna Hanni Jaeger, una giovane artista tedesco-americana, in arrivo da Southampton, sulla banchina c'era Pessoa, che da qualche tempo, dal 1929, era entrato in contatto con lui. Il viaggio in Portogallo, d'altronde, era stato organizzato dall'inglese per vedere il poeta e lavorare con lui ad alcuni progetti letterari, peraltro tutti naufragati con l'eccezione della «blague». Già nel 1917, osserva Pasi nell'introduzione, l'autore di Una sola moltitudine aveva letto un testo di Crowley, un «compendio di corrispondenze esoteriche», pur ignorando allora che l'avesse scritto lui. Certo è che per Pessoa «l'interesse per le tematiche esoteriche e occulte, in seguito non si era più spento e aveva continuato a nutrire in modo carsico la sua visione del mondo e la sua opera letteraria».

In quei giorni, anche alla luce di una violenta lite con Hanni, che decise di ritornarsene a Berlino, Crowley maturò l'idea della messinscena della scomparsa e del suicidio, per rilanciarsi e per uscire dalle strette finanziarie in cui si trovava. Chiede «a Pessoa di dargli una mano, e questi accetta». L'occultista lascia pertanto un biglietto d'addio su una scogliera, la Bocca dell'inferno appunto, vicino a Cascais, e sparisce (in realtà andò a Berlino); i giornali si buttano sulla vicenda, il giallo per diverso tempo occupa le pagine di cronaca dei quotidiani inglesi e portoghesi. Tra gli accordi con Pessoa c'era anche l'impegno di Fernando di scrivere un poliziesco, «per mantenere - dice Pasi - desto l'interesse del pubblico sull'episodio misterioso».

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Sabato 19 Maggio 2018, 10:26 - Ultimo aggiornamento: 19-05-2018 10:26
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