L'umanità inquietante dei giornali
nel primo romanzo di Lo Pomo

di Ciro Manzolillo

Un manoscritto viene  ritrovato nella soffitta sotto una pila di libri. Per Davide - cronista di giudiziaria di un quotidiano di provincia - è arrivato, forse, il momento di dare alle stampe quelle pagine scritte vent’anni prima. E non fosse altro perché raccontano la tragedia vissuta dal suo amico di sempre, Marco, un impiegato comunale tirato in ballo da innocente in un caso  di mazzette e che è morto con in testa il chiodo  di non aver potuto dimostrare fino in fondo la  propria innocenza. «Assolto dal prete e dalla giustizia divina e non da quella umana», furono le parole di congedo di Marco, prima che un male si portasse via il suo ultimo respiro. Questa vicenda di giustizia negata prende all’amo il lettore e lo spinge  nei risvolti del primo romanzo del giornalista Oreste Lo Pomo, “Malanni di stagioni” (Cairo editore). Una storia romanzata dove non appare del tutto inverosimile leggervi qualche caso di “ingiusta giustizia” che ci ha fatto conoscere la stampa specie negli ultimi anni. Ma il tono amaro della vicenda del malcapitato Marco a lunghi tratti cede il passo ad un esposizione ironica che Lo Pomo gestisce con perizia  per descrivere i personaggi, i vizi e i pruriti di una città di provincia. È semplicemente deliziosa la ritrattistica con cui poi Lo Pomo sfoglia una gamma di personaggi, in particolare si distinguono “i tipi” che animano la redazione del giornale dove lavora Davide.

Spicca per spocchia il direttore Bepo che va alla ricerca di qualche notizia scoop ma in fondo vuol vivere sereno ed evita le notizie pericolose. Non è da meno per prosopopea l’editorialista Collutorio, i cui pistolotti domenicali si risolvono, in sostanza, in «un anestetico di parole miscelato con citazioni dotte». Al cospetto del dramma del povero Marco, insomma, va in scena una patetica commedia delle apparenze e delle ipocrisie, ma Lo Pomo è abile a saperla condire di un sarcasmo tanto impeccabile nella sicurezza del suo ritmo quanto sferzante nel suo tocco. In “Malanni di stagione” un’umanità inquietante è contorno di un’amara esperienza umana, ma il fiato lungo di questo breve romanzo sostanzia in un congegno narrativo funzionale e semplice, per niente appesantito da fronzoli intellettualistici o didascalici.
 
Lunedì 11 Giugno 2018, 16:52 - Ultimo aggiornamento: 11-06-2018 16:52
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