Giovani e disoccupati, ecco la polveriera Sud

di Nando Santonastaso

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Due anni e sembra che siano passati già invano. Il Mezzogiorno che aveva rivisto la luce all'alba del 2016 dopo quasi due lustri di decrescita tutt'altro che felice, di tassi record di disoccupazione, di allarme sociale a tutti gli effetti pare oggi di nuovo a un passo del baratro. Scoraggianti le previsioni per 2019, al Sud anche uno zero virgola in meno di crescita come quello che si annuncia per l'immediato futuro si paga doppio.

Inequivocabili gli ultimi dati: un giovane su quattro ha un lavoro e nella stragrande maggioranza dei casi nemmeno stabile; l'incidenza della povertà relativa risulta più che tripla rispetto al resto del Paese sfiorando il 30%; la quota più alta di neet continua a concentrarsi tra Campania, Calabria e Sicilia; e il 10% della popolazione vive di pendolarismo fuori regione. Quando tutto questo e tanti altri indicatori scorrono sotto i nostri occhi è fin troppo facile capire perché e quanto cresce il disagio sociale ed economico del Mezzogiorno.

E perché il pericolo di vedere quest'area trasformarsi in una «polveriera», come teme l'ex governatore della Campania e sindaco di Napoli Antonio Bassolino, nell'intervista di ieri al Mattino, è tutt'altro che virtuale. Nonostante il fatto che i principali indicatori economici del Sud siano migliorati tra il 2018 e il 2017, il divario con il resto del Paese è rimasto pressoché immutato. Chi vive nel Meridione, lo ha certificato di recente l'Istat, continua a guadagnare in media quasi meno della metà di chi lavora al Nord. E a pagare più tasse senza avere gli stessi servizi come in questi giorni è stato ampiamente documentato dal nostro giornale.

Si spiega così perché in fondo non fa quasi più notizia che la prima provincia meridionale nella classifica annuale della qualità della vita stilata dal Sole 24ore sia al 73esimno posto. Al più incuriosiscono la circostanza che a brillare (si fa per dire) sia Ragusa o il recupero (parziale) di Napoli che risale di 13 posizioni rispetto all'anno precedente. Ma la realtà, e lo si era già capito da qualche mese, è che il Sud ha frenato troppo presto rispetto alle previsioni, confermando che la crescita non è mai diventata sviluppo e che l'incertezza politica nazionale e la sfavorevole congiuntura internazionale hanno finito per gettare benzina sul fuoco di speranze se non tradite quanto meno disilluse.

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Martedì 18 Dicembre 2018, 10:39 - Ultimo aggiornamento: 18-12-2018 14:38
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2018-12-18 13:07:37
Ho un gilè giallo in macchina inutilizzato, come tutti gli automobilisti.........
2018-12-18 11:30:04
Lo Stato italiano pensa a dare i soldi ai clandestini islamici...i Meridionali, o sisvegliano e promuovono insurrezioni, o moriranno di fame !

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