Pensioni e riforma Fornero: tiene la quota 100, saltano i 41 anni di contributi

Pensioni e riforma Fornero: tiene la quota 100, saltano i 41 anni di contributi
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di Domenico Zurlo

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Ultime notizie sulle Pensioni: tra le misure che più gli italiani attendono c’è quella sulla Quota 100, che avrà comunque dei paletti riguardo l’età dei soggetti e i contributi figurativi; i cambiamenti non arriveranno tutti insieme, poiché il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha più volte dichiarato di non voler alterare il deficit strutturale. La riforma Fornero è uno dei pilastri della nostra stabilità economica. Prima i conti in ordine dunque, tra le varie misure che il Governo sta portando avanti, compresi la pace fiscale e il Reddito di Cittadinanza, ma soprattutto le novità sulle pensioni che dovrebbero smantellare poco a poco la discussa riforma Fornero di qualche anno fa.

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QUOTA 100 E QUOTA 41 Il nodo cruciale è la quota 100, ovvero la somma tra età anagrafica e anni di contributi versati: in pratica si dovrebbe poter andare in pensione a 62 anni, con 38 anni di contributi. Ma se c’è chi vorrebbe garantire l’uscita dal lavoro al raggiungimento della quota 100, c’è anche chi frena per via dei costi eccessivi (la cifra stanziata dal Def è 7 miliardi di euro, troppo bassa per garantirlo).

Non è ancora chiaro se la quota 100 potrà valere in caso di 63 anni di età e 37 di contributi, o 64 di età e 36 di contributi e così via: è possibile che resti il minimo di 38 anni di contributi. Altra novità è che chi va in pensione non potrà cumulare il suo assegno con altri proventi derivanti da altre attività.

Oltre alla quota 100 ora si parla anche di un altro numero, la quota 41, la possibilità quindi di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, per i cosiddetti lavoratori precoci: ma come confermato anche da Matteo Salvini, per quest’anno la quota 41 è stata messa da parte. 
«Abbiamo davanti ancora 5 anni, non abbiamo la bacchetta magica», ha detto Salvini.

TRIA: AIUTEREMO I GIOVANI Con la manovra arriverà una «temporanea ridefinizione delle condizioni per il pensionamento, la creazione di finestre specifiche per consentire» al mercato del lavoro di «stare al passo con i processi tecnologici e di accelerare il rinnovamento» assumendo «nuove persone con nuovi profili», ha detto il ministro Tria in audizione sulla nota al Def spiegando che il sistema attuale, osserva, «garantisce la stabilità finanziaria di lungo periodo ma nel breve frena il fisiologico turnover» lasciando fuori i giovani e rendendo difficile l'uscita degli anziani. 

PADOAN: FA RIDERE Non è d'accordo invece l'ex ministro Pier Carlo Padoan: «Pensare che la riforma delle pensioni sia lo strumento per creare lavoro e combattere la disoccupazione giovanile fa semplicemente ridere, parliamo di cose serie», ha detto replicando a Tria e criticando i numeri della Nota al Def. «Le scelte del Governo generano estrema incertezza, incrementando il rischio Paese, e non c'è risposta sulla questione centrale della crescita sovrastimata». Sul debito Padoan ha notato che «nei pochi momenti in cui è sceso è stato per il contributo della crescita e del surplus primario, un paese come il nostro non può permettersi che si indebolisca il surplus», ha detto.
Martedì 9 Ottobre 2018, 12:27 - Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre, 16:26
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