Statali, dirigenti licenziabili per assenze e molestie sessuali

I dirigenti assenteisti o molestatori saranno licenziabili, come d'altra parte avviene per i dipendenti semplici. La novità è stata inserita nel nuovo Codice disciplinare che compare nella bozza di contratto proposto ai sindacati dall'Aran, l'Agenzia che si occupa degli statali.

L'allineamento con quanto già previsto per chi non è graduato vale anche per i diritti, dall'ampliamento delle tutele sulla malattia alle ferie solidali. I sindacati però non ci stanno e lamentano la concentrazione sugli aspetti puntivi. Nel dibattito interviene anche la nuova ministra della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, che promette «correzioni» per «valorizzare il merito».

Per ora, dalle carte illustrate alle categorie emerge il pugno di ferro contro chi, anche se capo, colleziona ingiustificate assenze collettive» in periodi in cui va garantita continuità di servizio, magari costruendosi ponti vacanzieri ad hoc. Colpiti con la sanzione massima anche «comportamenti o molestie a carattere sessuale» o comunque di «particolare entità». E si paga con l'espulsione pure la ripetuta «tolleranza di irregolarità in servizio» da parte del personale. Nessuno sconto poi in caso di insufficiente rendimento, ovvero bocciatura ripetuta nelle pagelle che assegnano i voti sulle perfomance. Non manca il riferimento alla stretta sui furbetti del cartellino: il responsabile che si gira dall'altra parte davanti all'illecito rischia l'espulsione.

A parte i licenziamenti sono in arrivo multe dai 200 ai 500 euro, che in caso di «recidiva» si trasformano in una sospensione dal servizio senza retribuzione. Lungo l'elenco delle situazioni sanzionabili a questo titolo, dagli «alterchi» all'inosservanza degli obblighi previsti sul divieto di fumo. Per la Cgil sulla parte disciplinare c'è un approfondimento «ossessivo». La Cisl critica l'assenza di risposte alle istanze avanzate. L'Unadis invece fa notare che la bozza «penalizza economicamente la maternità (decurtando il risultato che è il 30 per cento della retribuzione)».

Intanto la ministra assicura di essere «già al lavoro per alcune correzioni della disciplina legislativa che riguarderanno la valorizzazione del merito anche attraverso un efficace sistema di valutazione delle performance». 

 
Martedì 3 Luglio 2018, 20:46 - Ultimo aggiornamento: 04-07-2018 12:01
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