Napoli, è corsa alla prenotazione all'hotel Mignon: tutti pazzi per la (brutta) stanza di Ciro

di Paolo Barbuto

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Il vetro antisfondamento all'ingresso chiede pietà: porta i segni di un colpo violento, come un proiettile di quelli che sparano i clan per avvertimento quando non paghi il pizzo. «No, no. È stato un cliente che ha provato a sfondarlo con una spranga», chiariscono dentro l'hotel Mignon, due stelle, alla Ferrovia. Camera numero 60, quarto piano. Qui ha vissuto Ciro Di Marzio, l'Immortale: e da quel giorno per il modesto hotel di corso Novara è iniziata una nuova vita. 

Chi segue con passione le vicende camorristiche raccontate dalla tv, avrà capito al volo. Chi non è adepto di Gomorra starà (giustamente) pensando che questa storia è incomprensibile, per cui bisogna chiarirla: Ciro «l'Immortale» è un personaggio di Gomorra che per un periodo è stato lontano dalle vicende della città. Adesso la sceneggiatura ha previsto un rientro in grande stile del personaggio e l'ha riportato a Napoli dalla Bulgaria dov'era stato mandato in esilio. Rientrando in città, Ciro l'Immortale prende alloggio in un hotel. Che è il due stelle a pochi metri dalla stazione di Napoli.
 
 

Il fatto è che da quando l'hotel Mignon è diventato protagonista della serie tv, la gente ha iniziato a cercarlo, a visitarlo in pellegrinaggio, a chiedere di poter vedere la stanza di Ciro l'Immortale. È il turismo dell'assurdo, come quello che porta la gente a spiare la villetta di Cogne o le rovine di Rigopiano. Ma qui c'è di più: dicono che arrivino fanatici disposti a svenarsi per trascorrere una notte in quella camera. A sentire le malelingue adesso viene venduta a un prezzo più alto. Una doppia vale 30 euro, la stanza di Gomorra è una tripla: spiegano alla reception che non c'è sovrapprezzo ma non danno un valore preciso «dipende dal periodo, dalle richieste». Nell'albergo la troupe di Gomorra ha lavorato per un paio di mesi: «Hanno anche dormito qui», dice con entusiasmo Anna Albero che ha raccolto l'eredità dell'impresa di famiglia. Anna ha pure recitato in una scena del film, interpretando se stessa mentre porge la chiave a Ciro Di Marzio: «Mi hanno truccato e mi hanno dato anche i vestiti che dovevo indossare». Ma quanto ha versato la produzione all'hotel Mignon? «Niente, niente. È stato uno scambio pubblicitario», dice Anna. Crederle è un po' difficile ma non è giusto dubitare delle sue parole.
 

Un cartello sul banco della reception invita i clienti a pagare in anticipo, come avviene in certe pensioni sulle statali di provincia. La stanza dell'«Immortale» è al quarto piano, la porta della camera 60 la apre Mustafà, ma ha da fare: «Fate quello che dovete fare, poi tiratevi la porta quando uscite. Io torno dopo a chiudere».

La camera ha pareti macchiate dall'umidità, due coperte acriliche buttate sul divano, un letto singolo e uno matrimoniale: le federe di uno dei cuscini sono bucate. L'obiettivo è il balconcino, quello dove si affaccia l'Immortale per guardare la sua Napoli, proprio sotto l'insegna verde dell'hotel: i fanatici della serie tv ci perdoneranno, ma il livello d'emozione è stato pari a zero. 

Rientri dal balconcino, ti accorgi che sul letto è poggiato un rotolo di carta igienica; nel bagno la tazza non ha la tavoletta, nel corridoio esterno davanti alla porta numero 60 c'è una cicca di sigaretta spiaccicata. Pensi che quello è il regno di Ciro l'Immortale, poi pensi al professore Bellavista di Luciano De Crescenzo quando affronta un esattore del pizzo e gli chiede: «Ma tutto sommato voi camorristi non è che fate na vita e merda?».
Venerdì 29 Dicembre 2017, 11:51 - Ultimo aggiornamento: 29-12-2017 11:51
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