Arturo conferma: il «nano» è lui
riconosciuto uno dei 4 aggressori

di Leandro Del Gaudio

Non è stato facile incrociare il volto che gli ha cambiato la vita. Non è stato facile accettare di avere di fronte la persona che gli ha arrecato danni irreversibili al corpo e alla mente, senza alcun motivo. Ma non si è sottratto al suo ruolo chiave nel corso delle indagini sui fatti di via Foria. Eccoli l’uno di fronte all’altro: Arturo riconosce F.P.C., il «nano», guardando da uno spioncino che separa la stanza dove è presente l’indagato con altri due ragazzini della sua statura. Dice Arturo: «Eccolo, non ho dubbi, faceva parte del branco che mi ha aggredito a colpi di coltelli, è quello con la fila in mezzo». 
Tribunale dei minori, va di scena l’incidente probatorio, il riconoscimento formale della vittima nei confronti di uno dei suoi aggressori, la testimonianza resa dinanzi al giudice e alle parti: insomma, ieri mattina potrebbe essere arrivata la svolta che rischia di cristallizzare la prova in vista di un possibile processo a carico del ragazzino conosciuto come il «nano». Eccoli, l’uno di fronte all’altro, due studenti, estrazioni familiari e culturali differenti. Non ci sono dubbi per la parte offesa. 

 

Arturo riconosce il «nano», come uno dei suoi aggressori. Era assieme ad altri due ragazzini della sua età, simili per look e per fattezze fisiche, era «mimetizzato» dalla presenza dei «birilli» convocati grazie alla dedizione della Procura dei minori e alla disponibilità dei legali dell’unico indagato. Pochi minuti, tanto è durata la ricognizione. Il riconoscimento è avvenuto, quanto basta ad inchiodare il 15enne al suo ruolo di presunto partecipante ad un branco attivo nella zona di via Foria. In cella dallo scorso 24 dicembre, accusato di tentato omicidio e tentata rapina del cellulare, ora il «nano» rischia di essere processato proprio sulla scorta di quanto dichiarato ieri da Arturo. Come è noto un primo riconoscimento era già avvenuto pochi giorni dopo aver subìto l’aggressione. Era ancora in un lettino di ospedale, quando Arturo notò la foto di F.P.C., tra le tante che gli erano state mostrate dalla polizia e non ebbe alcun dubbio. A distanza di quasi due mesi da quel 18 dicembre, è arrivata la conferma. Difeso dal penalista Emireno Valteroni, F.P.C. ha sempre respinto le accuse, sostenendo che quel lunedì prenatalizio era stato in casa prima di andare in palestra. Ieri mattina, dinanzi al gip Avallone, il penalista Valteroni ha provato a battere su alcuni punti, chiedendo in particolare se Arturo avesse visto alcune foto di F.P.C. prima di sottoporsi all’incidente probatorio. Domande che puntano a capire se ci sono stati condizionamenti (ovviamente in buona fede) o suggestioni involontarie nel corso dei due mesi in cui giornali e media hanno provato a documentare tutti gli aspetti legati all’aggressione di via Foria. Ma strategie difensive a parte, resta la svolta di ieri mattina. Ora il «nano» rischia di finire sotto processo come unico imputato per l’aggressione di via Foria. Arturo venne colpito da venti coltellate, aggredito e immobilizzato da un branco di quattro minori armati. Restano aperte le indagini su altri adolescenti, tutti formalmente iscritti nel registro degli indagati, di fronte all’esigenza di chiudere il cerchio attorno a quella che oggi viene definita come «la paranza dei miracoli» (dalla zona della Sanità, detta dei miracoli). Come è noto, la Procura dei minori ha puntato i riflettori sugli amici più vicini al «nano», mentre sono stati acquisiti i cellulari di tre ragazzine della stessa cerchia di amici. Due mesi dopo i fatti di via Foria, arrivano conferme per l’unico indagato in cella, mentre restano sullo sfondo i tre complici della paranza. 
Martedì 13 Febbraio 2018, 09:03 - Ultimo aggiornamento: 13-02-2018 09:03
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