Campania, innocenti in cella risarcimenti per 1,9 milioni

di Francesco Lo Dico

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Ventuno milioni di euro in soli cinque mesi. È questa la cifra che racconta i guasti del sistema giudiziario. Da gennaio a fine maggio lo Stato italiano è stato condannato a pagare secondo i dati del ministero dell'Economia 21 milioni di danni a 475 cittadini che hanno subito un'ingiusta detenzione. Uomini comuni, professionisti, malcapitati di ogni estrazione sociale, che si sono trovati chiusi in cella da un momento all'altro prima dello svolgimento di un regolare processo, o che hanno passato mesi o addirittura anni in carcere in seguito a una condanna definitiva, per poi essere scarcerati perché innocenti con tante scuse e pochi spiccioli di indennizzo per l'errore giudiziario. Il primato delle ingiustizie, com'è ormai tradizione consolidata, appartiene al Sud. E in particolare alla Calabria, dove sono stati versati 4 milioni e mezzo di euro per un errore giudiziario e 74 ingiuste detenzioni nella corte d'Appello di Catanzaro. Ma la Campania segue a ruota: Napoli, con 63 risarcimenti registrati fino al 31 maggio di quest'anno e risarcimenti per 1,9 milioni di euro complessivi, è la seconda città italiana per casi di ingiusta detenzione.
La città si avvia a celebrare quindi un'altra annata nera, in perfetta sintonia con un 2016 da incubo che ha visto la Corte di Appello di Napoli liquidare 350 indennizzi per ingiusta detenzione ad altrettanti cittadini arrestati ingiustamente, per un totale di 4 milioni e duecentomila euro di risarcimenti.

Nella bolgia dell'ingiustizia napoletana, fatta di tempi biblici, di abusi della custodia cautelare, di carceri campane sovraffollate dove 7219 detenuti devono sgomitare in spazi previsti per 6120 persone, le storie di malagiustizia sono varie e drammatiche. E riguardano protagonisti involontari come Vittorio U., operaio quarantenne in un'officina di Frosinone, che ha trascorso quattro anni della sua vita tra Poggioreale Santa Maria Capua Vetere perché gli inquirenti napoletani lo avevano scambiato per un pericoloso boss della camorra attivo nel narcotraffico. L'uomo era stato arrestato in un blitz che aveva portato all'arresto di altre 47 persone, e subito rinchiuso in carcere in regime di custodia cautelare. In dibattimento, il suo avvocato Francesco Galella grida a gran voce all'errore giudiziario, ma il pm è inflessibile: per il meccanico-boss accusato di spacciare droga direttamente dall'Olanda e dall'Inghilterra chiede 24 anni di carcere. Intanto il processo continua. Va avanti per quasi quattro anni. Poi la sentenza: Vittorio U. è innocente. Non è il Pablo Escobar del frusinate, ma solo un semplice meccanico che lavora in officina dalla mattina alla sera. Un comune lavoratore che però ha trascorso 1460 giorni dietro le sbarre, in attesa di giudizio. Sposato e padre di tre figli, Vittorio è innocente ma appena uscito di galera paga il marchio dell'infamia. Trova soltanto piccoli lavoretti che fanno vivere di stenti lui e i suoi bambini. Infine, dopo una lunga trafila, la boccata d'ossigeno a novembre di quest'anno: dalla Corte d'Appello di Napoli un risarcimento di 352mila euro per ingiusta detenzione, ma anche la difficile sfida di reinventarsi una vita daccapo.

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Giovedì 7 Dicembre 2017, 09:24 - Ultimo aggiornamento: 07-12-2017 09:24
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COMMENTA LA NOTIZIA
3 di 3 commenti presenti
2017-12-08 15:04:39
Chi sbaglia dovrebbe pagare... peccato che nel mondo giudiziario (in Italia forte coi deboli e debole coi forti) non funzioni così!
2017-12-08 00:51:44
Se un qualsiasi altro lavoratore/professionista sbaglia, altro che, se non viene subito inquisito e costretto a pagare i danni in prima persona. Perché non accade lo stesso per i magistrati?
2017-12-07 12:44:43
e chi paga?

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