Napoletani scomparsi in Messico, tre familiari denunciati dopo la protesta

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di Oscar De Simone

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Distesi sui binari della stazione ferroviaria di Napoli Centrale hanno bloccato la partenza di due treni Frecciarossa, e anche quella di altri convogli, per spingere le istituzioni a dare risposte sulla sorte dei loro congiunti, dei quali non hanno notizie da nove mesi. Un dolore diventato troppo pesante da sopportare che alla fine si è trasformato in rabbia, oggi a Napoli, per i parenti di Raffaele Russo, Antonio Russo e Vincenzo Cimmino, i tre napoletani scomparsi in Messico dallo scorso 31 gennaio. Le famiglie Russo e Cimmino si sono rivolte a chiunque pur di avere risposte. Finora però, i loro sforzi si sono trasformati solo in un buco nell'acqua. La sofferenza, alla fine, ha ceduto il passo alla rabbia. E stamattina, intorno alle 11, i parenti dei tre scomparsi, una trentina, si sono recati nella stazione di Napoli Centrale per impedire la partenza dei convogli.

Le forze dell'ordine hanno cercato di fermarli già all'esterno della stazione, chiudendo le porte d'ingresso. Si sono vissuti momenti di tensione e alla fine i parenti delle famiglie Russo e Cimmino sono riusciti a raggiungere i binari 19 e 20 e a bloccare la partenza di due frecciarossa diretti rispettivamente a Milano e Salerno. «Lo Stato italiano ci ha abbandonati, sono 9 mesi che non abbiamo notizie, abbiamo chiesto aiuto a tutti ma nessun ce l'ha dato», hanno detto ai giornalisti dopo essersi stesi sui binari. «I rappresentanti delle istituzioni con cui abbiamo parlato ci hanno preso in giro». 
 
 

Lo scorso 30 luglio la procura federale del Messico ha arrestato Josè Guadalupe Rodriguez Castillo, noto anche con i soprannomi di el Quince e don Lupe, uomo forte del cartello Nueva generacion specializzato nel traffico di droghe sintetiche ma anche in quelle tradizionali, attivo in particolare nello Stato occidentale di Jalisco (lo stato dove sono scomparsi i tre napoletani, ndr) con l'accusa di essere coinvolto nel rapimento di Raffaele, Antonio e Vincenzo. Qualche tempo prima vennero arrestati anche tre agenti della polizia locale, accusarti di averli rapiti. Lo scorso 20 settembre, l'avvocato delle famiglie Russo e Cimmino, Claudio Falleti, fece sapere che era stata presentata una rogatoria internazionale per interrogare gli arrestati. Ma da allora nulla di nuovo è stato comunicato alle famiglie.

Per quasi un'ora molti convogli, per motivi di sicurezza, sono rimasti fermi in stazione, accumulando forti ritardi. Alcuni sono stati anche cancellati. Dopo un'inutile trattativa le forze dell'ordine sono passate all'azione: gli agenti hanno preso di forza le donne e liberato i binari. Con un guizzo Daniele Russo, figlio di Raffaele e fratello di Antonio, si è infilato sotto il frecciarossa diretto a Milano, costringendo nuovamente la polizia a una trattativa. Alla fine ne è venuto fuori e insieme con la moglie del cugino, la mamma - che più volte ha accusato dei malori durante la protesta - e ad altre due persone si è recato in prefettura per un incontro.
 

 «Abbiamo ricevuto altre rassicurazioni - ha detto Daniele al termine dell'incontro - ci hanno detto che si metteranno in contatto con la Procura della Repubblica e che poi ci faranno sapere».

La moglie di Raffaele Russo si è sentita di nuovo male e ha chiesto al figlio di accompagnarla in ospedale. Tre dei parenti manifestanti sono stati denunciati dalla polizia al termine della manifestazione.
Giovedì 18 Ottobre 2018, 11:31 - Ultimo aggiornamento: 19 Ottobre, 09:06
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