Massacrati in metrò dalla babygang: «Chiesto aiuto, nessuno si è mosso»

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di Mariano Fellico

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GIUGLIANO. È stato strattonato, minacciato, poi picchiato. In un vortice di follia e violenza, nel giro di pochi interminabili secondi, è stato preso a calci, a pugni, ancora a calci. Senza un perché, senza la minima motivazione. Gaetano come Arturo, vittima di un branco di coetanei, è adesso in rianimazione. All’ospedale di Giugliano, dove è arrivato nel tardo pomeriggio, portato d’urgenza dopo che, tornato a casa, aveva tentato di resistere ai dolori, ha subìto un lungo e delicato intervento. I medici gli hanno dovuto asportare la milza.
 

Gaetano ha appena quindici anni, vive a Melito. Ieri pomeriggio, alle 18.30, è uscito dalla metropolitana alla stazione di Chiaiano. Era con due cugini, Simone e Alessio, suoi coetanei e compagni di studi all’istituto Minzoni di Giugliano: dovevano raggiungere Qualiano per trovarsi con alcuni amici. Una volta fuori dalla stazione i tre si stavano recando verso la fermata dell’autobus. All’improvviso, tra la folla, spuntano dei ragazzini. Uno di loro strattona Gaetano. Lo minaccia. Dalle parole è passato immediatamente ai fatti: nemmeno il tempo di capire cosa stia accadendo che Gaetano viene picchiato. Gli altri ragazzi del branco - una quindicina, tutti giovanissimi - aggrediscono Simone e Alessio che però riescono a scappare e a rifugiarsi in un bar della zona. Gaetano è solo. È a terra e non riesce a reagire contro la furia del branco: viene preso a calci e pugni. Pochi e interminabili momenti di terrore. Poi riesce ad alzarsi e a scappare dalla furia della gang. Si rifugia nella stazione della metropolitana e chiede aiuto, ma nessuno si preoccupa di lui.

«Abbiamo chiesto aiuto, ma nessuno ha fatto nulla. Ci hanno detto di chiamare i carabinieri e la polizia e l’abbiamo fatto – racconta Simone, ancora sconvolto, nella sala d’attesa del pronto soccorso del San Giuliano. «Lo hanno picchiato senza motivo e noi non siamo riusciti a fare nulla, erano una quindicina di ragazzi, nel bar ci hanno detto che stanno sempre lì in zona». Gaetano, dopo l’aggressione, è tornato a casa con i cugini. Un loro amico li ha soccorsi e portati a Melito. «Gaetano aveva dei forti dolori all’addome, al volto e a varie parti del corpo – spiega Alessio – allora la madre lo ha portato in ospedale. E qui gli hanno fatto la diagnosi e poi l’hanno operato».
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Venerdì 12 Gennaio 2018, 23:13 - Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio, 20:05
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