Nozze finte per cittadinanza: raggiro scoperto grazie al gelo tra gli sposi

di Francesca Mari

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«Sono stata raggirata. Sarei disposta a fare di tutto per i miei figli, tutto tranne la prostituta». C'è disperazione nelle parole e nella voce di A.C., la finta sposa di Torre del Greco finita al centro dell'indagine del locale commissariato di polizia sul business di matrimoni falsi per assicurare la cittadinanza agli immigrati. Quattro gli indagati per l'orchestrazione di un falso matrimonio: l'italiana e tre marocchini tra i 30 e i 40anni. Ora gli inquirenti sono sulle tracce di una probabile rete clandestina che potrebbe agire in tutta la provincia. Un fenomeno che si sta diffondendo sempre più insistentemente in Italia e particolarmente nella provincia di Napoli dove i numerosi casi di povertà e disperazione diventano terreno fertile per i procacciatori di consorti.

Già vedova a soli 29 anni, disoccupata con un figlio di due anni «e una bimba di 6 mesi racconta fra le lacrime senza aggiungere altri dettagli che mi è stata sottratta da mio cognato», A.G., di Poggiomarino ma domiciliata a Torre del Greco, è indagata insieme a tre marocchini: il 30enne S.G., il 40enne M.K., e il 35enne N.B., residenti a Scafati. Tutti denunciati a piede libero per i reati di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e falso. Nell'ambito dell'indagine info-investigativa tesa a fronteggiare il fenomeno delle false nozze, gli agenti del commissariato di polizia torrese alla guida del primo dirigente Davide Della Cioppa hanno, infatti, scoperto i quattro in procinto di simulare un'unione civile tra l'italiana e il marocchino trentenne G.S, l'unico tra i tre extracomunitari senza regolare permesso.

È accaduto mercoledì mattina quando, a seguito di segnalazione e attività informativa, gli agenti si sono presentati all'ufficio di Stato Civile del Comune per assistere alle pubblicazioni di matrimonio tra la 29enne torrese e il marocchino S.G., mentre gli altri due immigrati presenziavano l'uno come interprete e l'altro come testimone dell'atto. Se il momento della promessa è per le coppie generalmente emozionante, in questo caso i due «promessi sposi» erano visibilmente distaccati e freddi. Non si sono rivolti mai una parola o uno sguardo e agli investigatori non è sfuggita la totale mancanza di feeling tra i due: perfetti sconosciuti. Così i quattro sono stati portati in commissariato per essere identificati e, di fronte al terzo grado degli inquirenti, la donna ha ceduto raccontando tutto. Ha detto alla polizia di essere stata avvicinata un mese prima dal marocchino 35enne N.B., il quale le aveva proposto di sposare un suo connazionale che aveva bisogno della cittadinanza italiana, in cambio di soldi: 70 euro li avrebbe avuti in anticipo ed altri mille euro a conclusione dell'«affare». «Così, messa di fronte alle mie responsabilità ha detto agli agenti ho accettato».
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Sabato 13 Gennaio 2018, 08:26 - Ultimo aggiornamento: 13-01-2018 17:05
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