Napoli, la grande truffa della Camera di Commercio: condannati gli ex dirigenti

di Pierluigi Frattasi

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Progetti fantasma e false fatture per intascare centinaia di migliaia di euro destinati a iniziative benefiche, alla diffusione della cultura della legalità, alle luminarie del «Natale a Napoli», allo sviluppo e alla promozione del territorio - eventi in realtà mai tenutisi - e spesi invece per altro, anche in gite turistiche all'estero, con tanto di tour alle cascate del Niagara. «Artifici e raggiri» per ottenere indebitamente cospicue sovvenzioni e veicolare gli affidamenti attraverso una rete di relazioni, tra associazioni di categoria, società satellite e ditte, alimentata da macroscopici conflitti d'interesse tra chi presentava le offerte e chi le aggiudicava e inquinata in alcuni casi da rapporti di parentela. È questo il quadro che emerge dalla maxi-inchiesta della Corte dei Conti della Campania, condotta dai pm Ferruccio Capalbo e Chiara Vetro, che ha scoperchiato il vaso della cosiddetta «truffa dei contributi» elargiti dalla Camera di Commercio di Napoli tra il 2009 e il 2014.

Dopo quattro anni di indagini, delegate al Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli, ieri è arrivata la sentenza della Sezione Giurisdizionale, presieduta da Michael Sciascia - Robert Schulmers von Pernwerth e Benedetta Cossu relatori - per oltre 1,7 milioni di euro di danno erariale. Tra i condannati l'ex presidente provinciale di Confcommercio Napoli, Pietro Russo, in qualità di rappresentante legale del Centro di Assistenza Tecnica Napoli Partenope Scarl - che, assieme all'allora segretario generale della Camera di Commercio Mario Esti e al funzionario responsabile dell'Ufficio Promozione, Giovanni Apuzzo, è chiamato a risarcire 450mila euro all'ente camerale, per contributi percepiti indebitamente - e il presidente dell'Associazione Unimpresa, Paolo Longobardi. Rischia di pagare anche l'ex presidente della Camera di Commercio di Napoli, Maurizio Maddaloni, per un danno erariale in via sussidiaria fino a 124mila euro, chiamato in causa solo per omesso controllo in diversi casi, tra i quali il «non aver impedito con grave negligenza l'adozione di una delibera illegittima per la mancata astensione di Pietro Russo», che era al contempo presidente di Confcommercio, l'associazione che aveva presentato i progetti, rappresentante del Cat Partenope, indicato prima come soggetto attuatore poi come beneficiario dei contributi, pur non avendone i requisiti e infine membro di giunta della Camera di Commercio, l'organo esecutivo dell'ente camerale che approvava i progetti. In pratica, Maddaloni dovrà pagare solo nel caso in cui non lo facessero i condannati in via principale.
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Giovedì 19 Aprile 2018, 07:05 - Ultimo aggiornamento: 19-04-2018 09:34
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