Il prefetto Schilardi: «Norme speciali per ricostruire a Casamicciola»

di Nando Santonastaso

Ha squillato a lungo per tutta la mattinata di ieri il cellulare del prefetto Carlo Schilardi, nominato l’altra sera dal governo Commissario straordinario per la ricostruzione delle zone terremotate dell’isola di Ischia. Al telefono amici di vecchia data, colleghi ma soprattutto amministratori locali che hanno voluto bruciare le tappe per un primo, informale contatto con l’uomo al quale è stato affidato il compito più delicato e gravoso dopo il sisma dello scorso anno. E lui, il prefetto originario di Lecce, classe 1948, che ebbe Caserta nel 2000 come prima nomina dopo essere stato vicario a Napoli (seguirono Bari e una serie di incarichi di alta responsabilità specie su materie legate ad emergenze ambientali, fino alla nomina a Consigliere di Stato) ha risposto a tutti con sincerità e realismo, le doti che gli sono più congeniali oltre ad un senso del servizio per lo Stato che appartiene al suo Dna umano e istituzionale. «Mi rendo conto dell’importanza del mio incarico - spiega Schilardi - e conosco bene l’attesa per il lavoro che tutti insieme andremo a fare. Spero di avere collaborazione a 360 gradi perché senza fare squadra tra istituzioni e addetti ai lavori non riusciremo a portare avanti il nostro impegno. E se fallirò io, falliremo tutti».

Lei di ricostruzioni o comunque di impegni legati da emergenze alluvionali o calamitose è ormai uno dei massimi esperti in Italia perché ha gestito in passato anche dal punto di vista normativo situazioni a dir poco complicate. Il suo incarico per Ischia, dunque, è più di una garanzia. 
«È vero, sono stato già impegnato su questi fronti. Mi ricordo con particolare emozione gli interventi coordinati in Puglia, nel 2006, dopo l’alluvione che aveva colpito una vastissima zona tra le province di Foggia e Bari, coinvolgendo un’ampia area della Capitanata. Di quell’emergenza è rimasta viva nella memoria di molti italiani l’immagine di un treno sospeso nel vuoto per il crollo del ponte ferroviario che stava attraversando. Per miracolo il convoglio non precipitò e la cosa ci dette ancora più carica ed energia per portare soccorso alle popolazioni colpite in tempi relativamente brevi. Ma già qualche anno prima, nel 1997, ero stato nominato Commissario per chiudere le ultime pratiche del terremoto dell’Irpinia del 1980. Grazie alla collaborazione di tutti, anche in quel caso, sono riuscito in tre anni, un tempo quasi record considerati i ritardi fino ad allora accumulati e la complessità delle pratiche da esaminare, a portare a conclusione il mio incarico. Certo, ci sono stati in seguito altri contenziosi ma non hanno riguardato la sostanza e la responsabilità dell’incarico che mi era stato affidato. Con me, in pratica, la vera e propria emergenza del terremoto irpino si concluse».

E per Ischia? Dove intende mettere mano subito?
«Ischia è un’isola particolare, una realtà unica non solo dal punto di vista ambientale e paesaggistico, che ho avuto la fortuna di conoscere e visitare anche quando ero vice prefetto vicario a Napoli, ma anche dal punto di vista delle responsabilità e soprattutto dei vincoli urbanistici e non solo che disciplinano molti aspetti della vita locale. Tenere conto di questi limiti che sicuramente non semplificano il mio lavoro è comunque un dovere, nella consapevolezza che dobbiamo dare risposte urgenti e chiare alle persone che attendono ancora una sistemazione abitativa e alle attività commerciali e imprenditoriali che vanno rilanciate al più presto».

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Giovedì 9 Agosto 2018, 23:05 - Ultimo aggiornamento: 10 Agosto, 10:19
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP