Pompei, l'ironia di un elettore del 79 dopo Cristo è virale

di Susy Malafronte

O «Scarrafune» che si aggira tra le antiche vestigia continua ad infiammare il popolo dei socia. I graffiti pompeiani - ritrovati sulle pareti di domus e di edifici pubblici, sinonimi di superficie d’espressione - tradotti in napoletano dal giornalista e scrittore Carlo Avvisati sono virali. O «scarrafune» questa volta traduce l'ironia di un elettore della Pompei di duemila anni fa. «Admiror, paries, te non cecidisse ruinis qui tot scriptorum taedia susteneas - Me faccio maraveglia, muro, ca nun te ne si ancora caduto preta preta, tu ca hê suppurtà’ l’ammusciamiento ‘e tanti zucagnosta ‘e niente». Ovvero «mi meraviglio, o parete, che non sia crollata in macerie, tu che dovresti sopportare i fastidi di tanti pessimi scrivani». Un’echeggiante sentenza di un elettore rivolta ad un politico della pompei romana, che ritorna su diversi muri di Pompei. Questo graffito, infatti, si trova nella Basilica, ripetuto integralmente nel Teatro Grande e parzialmente nell’Anfiteatro. Come accade nelle competizioni politiche di oggi, a distanza di secoli, ci sono sempre stati abusivi nella propaganda elettorale e anche chi ha denunciato questo abuso.
                           
Lunedì 9 Luglio 2018, 13:14 - Ultimo aggiornamento: 09-07-2018 13:14
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1 di 1 commenti presenti
2018-07-10 10:50:32
ma il giornalista avvisati è sicuro che è conoscitore della lingua napoletana ? se scarrafune si riferisce alla blatta, in napoletano è: 'o scarrafone no scarrafune ed anche la traduzione lascia a desiderare.

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