Napoli, addio a Michele Del Grosso: fu fondatore del Teatro Instabile a Napoli

di Marco Perillo

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S'è n'è andato in gennaio, come molti altri grandi artisti, Michele Del Grosso. Il regista e impresario napoletano tra i più vivaci animatori della scena teatrale italiana tra gli anni '60 e gli anni '80 è finito in ospedale a 78 anni dopo un lungo periodo di malattia, solo e abbandonato da tutti, poco dopo quelle feste natalizie in cui era solito mandare in scena uno dei suoi cavalli di battaglia: "Razzullo e Sarchiapone sotto 'o tendone", la sua personalissima rivisitazione in chiave circense de "La cantata dei pastori". 

Perché il teatro di Michele Del Grosso era così: fuori dagli schemi classici, sperimentale, ma anche rigorosissimo. Nel 1967 Michele Del Grosso fondò a Napoli il Teatro Instabile in via Martucci, nel "salotto" della città, ospitando i migliori artisti del tempo: Roberto De Simone, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Peppe Barra e Concetta, Pino Daniele, Edoardo Bennato, Franco Battiato, Francesco De Gregori, Antonello Venditti - che tra l'altro lo ha ricordato con affetto durante una recente intervista alla web tv del Mattino.
 

Tra i primi lavori messi in scena, alla fine del 1967, il provocatorio Ubu S.p.A., liberamente tratto da Ubu re di Alfred Jarry, in cui recitava un giovanissimo Franco Javarone. Fra il 1968 e il 1969 il Teatro Instabile accolse delle più significative esperienze internazionali di quel periodiodo: l'Open Theater con The serpent e The mask, Les Theatreaux Libres di Ginevra con Quo vadis?, l'International Workshop Theatre con Populorum progressio. Nel novembre 1969 Del Grosso fu fra gli artefici di una storica tournée italiana del Living Theatre: al Teatro Mediterraneo andò in scena il memorabile Paradise Now. Nel 1980 Del Grosso fondò il Tenda Teatro 80, un circo itinerante che portava il teatro nelle piazze. Poi una lunga pausa dal mondo teatrale, una parentesi come antiquario fino al grande ritorno del 2001, quando rifondò il Teatro Instabile nei sotterranei di palazzo Spinelli in vico Fico al Purgatorio ad Arco, una meraviglia di stampo elisabettiano con arena ellittica e interessanti risvolti archeologici. Qui sono andati in scena gli ultimi suoi collaboratori: da "Mater Camorra" a "La moglie ebrea", rivisitazioni di Brecht, da "'O vico" di Viviani a "Caravaggio mette in scena Caravaggio", un lavoro sul Merisi che fece scuola, anche grazie all'interpretazione di Gianni Sallustro, per anni suo vero braccio destro e attore di riferimento. In quel periodo grande successo ebbe una retrospettiva dedicata a Manlio Santanelli, che culminò con la prima assoluta di "Sei prime scene".

Una scena di "Razzullo e Sarchiapone sotto 'o tendone" al Teatro Instabile 


Tante le sue idee e i suoi sogni realizzati, come l'installazione di una statua di Pulcinella di Lello Esposito all'imbocco di vico Fico nel 2012 - oggi vera e propria attrazione per i turisti - accompagnata da un festival che fece onore alla grande maschera partenopea. Tra i progetti di Del Grosso anche una piccola casa editrice che produsse un libro dedicato alla scrittrice Fabrizia Ramondino, per anni inquilina di palazzo Spinelli. Naufragato invece il progetto di una "salumeria per la mente" in cui vendere libri rari - di cui Del Grosso era un grande collezionista - nello stesso vico Fico. 

Del Grosso è stato insignito di recente del Premio Accademia Vesuviana fortemente voluto dagli organizzatori Sallustro e Roberta d'Agostino e a lui è stata dedicata, nello scorso aprile, una serata in onore dei suoi 50 anni di carriera. Nel 2014 il giornalista Alessandro Chetta realizzò il documentario "Instabile" interamente dedicato alla sua figura.
 

Per aiutarlo nella sua indigenza, solo pochi mesi fa il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che spesso frequentava il Teatro Instabile, aveva chiesto l'applicazione della legge Bacchelli. «Michele Del Grosso ha rappresentato per Napoli la lucida follia, una cultura profonda elitaria e popolare allo stesso tempo, una incorruttibile ed eccessiva saggezza, un perpetuo orgasmo della mente con il quale tutti abbiamo dovuto mediare per poi vivere delle suggestioni da lui date - ha scritto su Facebook lo stesso De Magistris -. Michele è stato scuola di teatro e di vita per molti ragazzi che non avrebbero trovato una casa artistica altrove. Un uomo che alla città ha dato tanto e dalla quale è stato ripagato poco, prevalentemente nel pane per la propria immaginazione che Napoli sa dare. Lascia in eredità il coraggio di osare, la capacità di realizzare cose grandi con mezzi piccoli, l'instancabilità della fantasia. È stato bello godere della sua incodizionata amicizia, averlo come incoraggiamento nella sfida quotidiana. Nei momenti bui della città è stato baluardo di bellezza nel cuore del centro storico, scintilla di riscatto con un monumento a Pulcinella che lui ha voluto fortemente. Michele mancherà tantissimo a molti di noi, avere avuto a che fare con lui è stato un privilegio prezioso. Giovedì 11 gennaio alle 18 saluteremo Michele al Teatro Instabile Napoli in Vico Fico al Purgatorio».

Del Grosso, negli ultimi tempi, è stato immortalato da Oliviero Toscani e la sua immagine è ben visibile nella fermata della metropolitana di Montecalvario: è stata recentemente ripresa in una scena del film "Napoli velata" di Ozpetek. Quasi un saluto da parte di un grande artista che non va dimenticato.  
Martedì 9 Gennaio 2018, 11:32 - Ultimo aggiornamento: 10-01-2018 18:48
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