Dema, processo alla giunta. Gli assessori si difendono: «Lavoriamo per la città»

di Luigi Roano

Doveva essere il giorno del corpo a corpo tra il sindaco Luigi de Magistris e le opposizioni che avevano chiesto un confronto sull'attuazione del programma. Invece si è trasformato nel processo bis - il primo è andato in scena il 29 dicembre - fatto alla giunta. Sui banchi (degli imputati?) dell'Aula di via Verdi sono saliti gli assessori e lassù ce li ha messi il primo cittadino. Il colpo a sorpresa dell'ex pm - molto criticato da tutte le opposizioni - è stato fare esporre a ciascun componente della giunta una scheda sul lavoro svolto. Lasciare la scena agli undici soldati della giunta è stato come dire che in città non tutto quello che non funziona è colpa del sindaco. Il sequel perfetto di quanto il sindaco affermò in quei giorni di vigilia di Capodanno. Parole dure. De Magistris aveva annunciato il rimpasto e denunciato una «caduta di tensione della giunta», l'essersi «sentito solo» mentre la Corte dei Conti assestava i suoi fendenti. E soprattutto, di «avere avuto la sensazione che qualcuno non avesse creduto che la norma spalma-debiti», che ha evitato il default, potesse diventare realtà. Il sindaco sullo schierare la giunta spiega il suo punto di vista: «Per noi questa è una verifica seria. Non è una mancanza di rispetto verso il Consiglio ma esattamente il contrario e la responsabilità politica di ogni dichiarazione degli assessori è la mia». E ancora: «Questa squadra dà molta importanza al contributo del Consiglio, della maggioranza e delle opposizioni, con l'obiettivo di consolidare le cose fatte e di raccogliere suggerimenti per migliorare il lavoro svolto in questo anno e mezzo e i rapporti con il Consiglio comunale».

Una mossa - sostengono gli arancioni - che equivale a una cessione di sovranità, ovvero una grande fiducia per la squadra. Una lettura benevola della strategia dell'ex pm, tuttavia non l'unica. L'immagine forte che resta bene impressa - di una giornata molto strana - è quella di assessori esposti al giudizio in una arena politica dove dalle tribune si attendeva solo se il pollice fosse puntato in alto o in basso, un po' come i like che si mettono su fb, i «mi piace» tanto per essere chiari. Una cosa è certa, il rimpasto è una priorità. Ieri - infatti - gli assessori con le deleghe pesanti di riffa o di raffa hanno dato delle spiegazioni a volte convincenti altre molto meno sulle cose che non funzionano e su quelle che vorrebbero mettere in campo, come Carmine Piscopo che ha la delega all'Urbanistica, ideologo di Dema, che insiste sull'idea di città che la giunta ha messo in campo a partire dal Prg e dalla sua attualizzazione. «Abbiamo approvato 24 Pua (Piani urbanistici attuativi) con fondi pubblici e privati, l'ultimo quello della ex Manifattura tabacchi porterà nella casse 33 milioni, ma quello che mi preme sottolineare è il grande lavoro sul progetto Unesco del Centro storico. Abbiamo completato già 4 interventi, altri sono cantierizzati». Quindi il core business della sua delega: «L'abbattimento della prima Vela di Scampìa abbiamo consegnato il progetto esecutivo e la partenza di Restart Scampìa con 27 milioni. Progetti condivisi con i territori così come è accaduto per Bagnoli».
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Martedì 9 Gennaio 2018, 10:21
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