Spagna, si aprono le porte del carcere per il cognato di Re Felipe VI

Iñaki Urdangarin il marito dell'infanta Cristina di Borbone
di Paola Del Vecchio

MADRID - È arrivato al Tribunale di Palma di Maiorca poco dopo mezzogiorno, accompagnato dal suo legale e accolto al grido di ‘ladron!’ e ‘chorizo!’, come volgarmente si chiamano i ladri in Spagna. A Iñaki Urdangarin, il cognato del re Felipe VI, è stato notificato l’ordine di carcerazione per scontare la condanna a 5 anni e 10 mesi per corruzione e altri reati nel caso Noos, confermata dal Tribunale Supremo, che ieri ha ribassato di 5 mesi la condanna di primo grado.

Ha 5 giorni di tempo per scegliere in che carcere entrare per scontare la pena. Il marito dell’infanta Cristina di Borbone sarà il primo membro di una famiglia reale ad andare dietro le sbarre. Nello stesso processo, la moglie e sorella di Felipe VI è stata condannata al solo pagamento di una multa di 265mila euro, poi ridotta a 128mila in appello.

L’ex campione olimpionico di pallamano è arrivato direttamente stamattina da Ginevra, dove la famiglia si è trasferita negli ultimi tempi, travolta dallo scandalo. Inaki Urdangarin e Cristina, dopo essere stati spogliati dei titoli di Duchi di Palma, sono stati estromessi dalla Famiglia del Re e da tutti gli atti protocollari della monarchia.
L’unica chance che resterebbe a Urdangarin per evitare il carcere, nelle poche ore che gli restano in libertà, è un ricorso alla Corte costituzionale e la richiesta di un indulto al governo. Anche se la vicesegretaria del Psoe e portavoce al Congresso, Adriana Lastra, ha escluso oggi che l'esecutivo di Pedro Sanchez conceda la misura di grazia. «È irreale, dato che abbiamo sempre sostenuto che non si può concedere l’indulto ai condannati per violenza di genere o corruzione», ha affermato.

Secondo fonti della difesa, c’è la possibilità che al cognato del monarca, dopo i primi 2 mesi di carcerazione, sia concessa  la semilibertà, un regime che prevede l’uscita dal carcere nel fine settimana e, dal lunedì al venerdì di giorno, per recarsi al lavoro. Intanto, l’istituzione penitenziaria starebbe valutando in quali penitenziari si danno condizioni di sicurezza per il detenuto eccellente. Due le ipotesi prese finora in considerazione: il carcere di Zaballa, ad Alava, al nord del paese, occupato dai detenuti pentiti dell’Eta; o anche la stessa prigione di Minorca, piccola, poco affollata e per nulla conflittuale. Intanto, Urdangarin ha lasciato il tribunale, accompagnato dalle urla di 'Borbon en prision!' della folla assiepata all'esterno.
 
 
Mercoledì 13 Giugno 2018, 14:34 - Ultimo aggiornamento: 13-06-2018 14:35
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP