Madre e figlio lasciati morire in mare, il giallo dei soccorsi

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di Valentino Di Giacomo

Due motovedette, almeno due salvataggi e il mistero di quei tre corpi recuperati dalla nave della ong Open Arms martedì mattina: ancora in vita la camerunense Josephine, poi i cadaveri di una donna e di un bimbo. A bordo di una delle motovedette della guardia costiera libica uscite dal porto di Tripoli lunedì sera c'erano due giornalisti, la tedesca Nadja Kriewald che ha girato un reportage che andrà in onda venerdì su N-tv, oltre ad un reporter libico.

I due giornalisti hanno raccontato al Mattino che non c'era più nessuno in mare quando i marinai libici hanno terminato le operazioni di salvataggio. Nadja e il collega Emed Matoug si riferivano alle operazioni effettuate dalla motovedetta «Ras Sjdeir» con al comando il capitano Rami Rameid. Per Open Arms che ha accusato di aver lasciato in mare i tre corpi, la motovedetta incriminata sarebbe però un'altra. Un particolare che l'ong ha manifestato solo ieri, dopo le testimonianze raccolte dalla reporter tedesca, una motovedetta è intervenuta a largo di Garabouli con 165 migranti, l'altra nei pressi di Khoms che ha salvato 158 persone. Due punti distanti circa 100 miglia nautiche.
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Giovedì 19 Luglio 2018, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 19-07-2018 12:52
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