Raggi e il blitz anti-Spada: «Ora tocca ai Casamonica»

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di Lorenzo De Cicco ed Ernesto Menicucci

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«Cominciamo a far muovere qualche pratica che era ferma da anni... Diciamo che ricomincia la stagione della legalità». È quasi sera al Campidoglio, la sindaca Virginia Raggi si concede un bicchiere d'acqua (liscia...) sul divanetto dell'anticamera del suo studio: «Che siete passati dal caos dell'ufficio? Fate finta di non vedere...», scherza. Nonostante si avvicini la data fatidica del 10 novembre, quella della sentenza sul caso-Marra, appare tranquilla, anche sorridente. Le pratiche a cui si riferisce sono quelle degli sgomberi, in particolare quelle sugli immobili del Comune dove alloggiano (alloggiavano?) gli uomini del clan Spada. Prima l'operazione di giovedì scorso, quando è stato liberato l'alloggio di Vincenzo gnocco Spada, figlio del boss Pelé. Poi, ieri mattina, il nuovo blitz delle forze dell'ordine e dei vigili urbani nell'abitazione della famiglia di Silvano Spada.

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E, fa capire Raggi, non sarà l'ultima operazione: «Su Ostia ci stiamo mettendo la faccia, come abbiamo fatto in campagna elettorale, parlando degli Spada, dei Triassi». Esponenti dei clan, raccontano al Campidoglio, che si presentavano con aria minacciosa ogni volta che sapevano che la sindaca era attesa sul litorale.

LE PROSSIME MOSSE
Ora si andrà avanti: «Adesso tocca ai Casamonica: lì il tema sono soprattutto gli abusi edilizi». Ne ha parlato anche il ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Avanti con gli sgomberi. A breve un'altra promessa verrà mantenuta, una villa sequestrata in una periferia romana ai Casamonica verrà abbattuta e al suo posto ci sarà un giardino per i bimbi del quartiere - preannuncia - Dalle parole ai fatti». E dopo il clan insediato tra Romanina e Centocelle, ci saranno ulteriori blitz del Campidoglio: «Agiremo in alcune zone specifiche: intanto a Primavalle, poi a San Basilio. E anche Ostia, ovviamente: abbiamo trovato in alcune palazzine occupanti che non erano i legittimi intestatari dell'appartamento. È la conferma del racket degli alloggi popolari sul quale ci sono diverse inchieste della magistratura».
 
 


Per l'ultima operazione, quella di ieri mattina, sono stati impiegati 130 uomini in divisa (tra vigili, poliziotti e carabinieri). Uno spiegamento imponente, anche più di quello di sei giorni fa: «Abbiamo voluto continua Raggi tutelare le persone del quartiere, in modo che non ci fossero problemi, ed essere pronti anche ad eventuali reazioni negative...». Ora, proseguendo sulla linea dura, si interverrà e non solo a Ostia: «Stiamo rivedendo, all'interno degli uffici, tutte le assegnazioni di case popolari. Il mandato che ho assegnato agli uffici è chiarissimo: agire soprattutto laddove ci sono pregiudicati o situazioni di illegalità, poi in caso di redditi molto alti». Risposte? «Che adesso le cose si cominciano a fare». E prima non era così? «Bisogna chiedere a chi c'era prima perché certe cose non sono state fatte». Qualche idea se la sarà pure fatta, o no? «Diciamo che non in tutte le pratiche abbiamo trovato tutti i fogli che dovevano esserci...».
E cosa mancava? «Bé, se mancava... Come faccio a saperlo?». In ogni caso, anche qui, la soluzione sarebbe abbastanza semplice: passare dalle scartoffie al computer. Raggi conferma: «Lo stiamo facendo, digitalizzando e informatizzando tutto. Ma ci vuole tempo: il materiale sulla gestione delle case popolari è di una mole considerevole. Ripeto, serve la volontà politica e noi ce l'abbiamo».

GLI SGOMBERI A RILENTO
La stessa volontà, a dire il vero, si ravvede meno nella questione sgomberi dei palazzi occupati, dall'ex fabbrica di penicillina a viale Carlo Felice. Anzi, ad ogni accelerazione sembra esserci una frenata da parte del Campidoglio. È così: «Stiamo applicando dice Raggi il protocollo che abbiamo sottoscritto in Prefettura: dobbiamo rispettare le sentenze, agire dove ci sono criticità per la stabilità dei palazzi e garantire le fragilità. Tenendo anche conto che abbiamo 12 mila persona in lista d'attesa per gli alloggi popolari e che dovremmo cercare di sistemare anche loro». Sta dicendo che la direttiva-Salvini, che prevede di sgomberare un palazzo anche senza ricollocazione degli occupanti, è troppo dura? Era meglio quella varata dall'ex ministro Minniti? «Non è questione di meglio o peggio. Come ho detto, il protocollo redatto con il prefetto serve proprio ad applicare la direttiva Salvini. Se poi però si vuole accelerare sull'iter, è sempre il prefetto che ce lo deve dire».
 
Mercoledì 10 Ottobre 2018, 08:08 - Ultimo aggiornamento: 10-10-2018 09:28
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