Estorsione, truffa e spaccio:
«Ma il gruppo Zullo non è un clan»

di ​Angela Trocini

Il gruppo Zullo non aveva creato un'associazione di stampo camorrista: i giudici del riesame di Salerno, infatti, hanno riqualificato il 416 bis (l'associazione di stampo camorristico) in  associazione semplice (416). Lasciano il carcere e vanno ai domiciliari Carmela Lamberti e Geraldine Zullo, rispettivamente moglie e figlia di Dante Zullo (difese dall'avvocatessa Teresa Sorrentino), Antonio Di Marino e Carlo Lamberti (difesi dall'avvocato Arturo Della Monica). Mentre per Antonio Santoriello la misura cautelare, emessa dal gip lo scorso mese di settembre, è stata annullata e l'indagato (difeso dall'avvocatessa Sorrentino) è tornato in libertà.

Nulla è cambiato, per quanto riguarda la misura detentiva, per Dante e Vincenzo Zullo (padre e figlio) e Vincenzo Porpora anche se nei loro confronti l'ipotesi di 416 bis è stata riqualificata in 416. Così come per Domenico e Mario Caputano (difesi dall’avvocato Mario Secondino) per i quali è caduta l’aggravante del metodo mafioso sebbene rimangano ancora in essere le misure cautelari emesse dal gip Scermino il mese scorso. In quattordici furono arrestati per ipotesi di reato (oltre quella associativa) relative ad episodi di estorsione ed usura, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti: per la Dda (pm Senatore), a Cava dei Tirreni, si erano costituiti tre gruppi che si sparivano la piazza del malaffare. 
Mercoledì 10 Ottobre 2018, 06:20 - Ultimo aggiornamento: 10-10-2018 06:51
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