Capodanno del Mugnaio, firmato nei campi il contratto di filiera: «Dal 2019 filiera 100% italiana»

di Francesca Cicatelli

Una farina sempre più sartoriale, coltivata e pensata in divenire per ciò che dovrà diventare. Da un carro fermo in mezzo ad una distesa di grano, rivolto idealmente al Vesuvio, ieri è stato siglato il patto tra contadini e mugnai per garantire la tracciabilità della filiera. È nei campi D'Amore di Frignano, in provincia di Caserta, che al tramonto, tra canti e danze popolari dei I Bottari della Cantica, è stato firmato il contratto di filiera che premia l'ecosostenibilità e l'inclusione: i contadini che produrranno in base ai principi dell'accordo riceveranno un bonus di qualità in denaro.

La tradizione contadina, che fa di questo momento dell'anno agrario un rituale di passaggio fondamentale, ha visto apporre un certificato di qualità sulla varietà Partenope che prevede la concimazione di grani ecosostenibili per garantire l'estensività e la lunga lievitazione.
 
 

La terza edizione del rituale del Capodanno del Mugnaio che inizia appunto con la trebbiatura, ossia nel periodo tra Sant'Antonio e San Giovanni, è organizzata da Mulino Caputo che annuncia la filiera totalmente italiana a partire dal 2019. La stipula del contratto rende la coltivazione del grano sicura e controllata e soprattutto vuole fare della famiglia rurale una realtà pronta ad accogliere chi vuole lavorare bene e in sintonia con la natura e gli altri.

Da anni, la gestione del “Campo Caputo” in Campania è animata da una condivisione di valori e visioni con la Green Farm di Michele Mennino, azienda campana specializzata nell’assistenza agli agricoltori. Il Mulino Caputo garantisce la selezione della varietà da coltivare, in funzione delle peculiarità climatiche e del suolo, fino ad arrivare alla semina e al raccolto e stoccaggio dei grani, per ottenere un frumento di panificabilità superiore, con specifiche caratteristiche di forza, estensibilità, tenuta e sapore grazie al rapporto bilanciato tra amidi e proteine. I campi Caputo, che il prossimo anno raggiungeranno i 3mila ettari di coltivazione, sono dedicati alle colture di Grano tenero Nostrum.
 

«La natura ha regalato al grano della filiera il sapore giusto degli amidi e la qualità delle proteine - ha commentato Antimo Caputo, manager dell'opificio omonimo - Dietro una farina c'è una visione: studiamo con gli agricolturi e gli agronomi i semi ideali per i campi e il clima campani». La qualità richiama anche i giovani ad un ritorno all'agricoltura per fare impresa agricola in modo diverso. Un'economia, quindi, che ripopola i campi, avvicinando neolaureati e producendo prodotti certificati all'origine In Campania.

«Continuiamo nel progetto della tracciabilità perché è sempre più importante monitorare l’intero iter produttivo - ha continuato Caputo - un percorso ampiamente consolidato che ha portato, in questi anni, il Mulino Caputo, prima azienda al Sud, a sottoscrivere un vero e proprio contratto di filiera: dal grano fino al completamento dell’intero processo di trasformazione». «Meglio adesso - ha commentato Carmine Caputo - perché stiamo tornando come molto tempo fa: è una conquista aver scoperto la varietà Partenope».

Addio così anche al glifosato grazie alla filiera “corta e colta” dai cui grani deriva anche la birra artigianale Serrocroce. L’atmosfera bucolica della mietitura è stata corale con una grande festa celebrativa e benaugurante e la condivisione di un menu contadino, l’accensione di tre forni e la preparazione delle pizze da parte di alcuni dei più bravi maestri campani, tra cui: Gino Sorbillo, Davide Civitiello, Pasqualino Rossi e Teresa Iorio. Infine il brindisi e il taglio della torta, preparata per l’occasione dal maestro pasticcere di Pompei, Salvatore Gabbiano.
Martedì 26 Giugno 2018, 20:30 - Ultimo aggiornamento: 25 Giugno, 23:56
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