Speaker Cenzou: «Un remake da bambini cattivi del rap»

Speaker Cenzou
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di Federico Vacalebre

Federico  Vacalebre

Quando - era il 1996 - uscì «Il bambino cattivo» il rap italiano aveva appena messo i denti da latte. Ora che è diventato maggiorenne da un pezzo, e che domina le classifiche sia pur nella versione trap, Speaker Cenzou ha finalmente - l'aveva annunciato due anni fa - ripubblicato quel suo seminale album d'esordio: «Vendette 15.000 copie, mi portò a un contratto con una major, la Bmg, persino Pino Daniele si interessò a me», racconta Vincenzo Artigiano, così all'anagrafe, fiero di aver finalmente portato a compimento il progetto «Bc20 directo's cutZ», con quel 20 che fa numero tondo anche se ormai di anni ne sono passati 22 e quel «director's cut» che fa riferimento alla sua passione cinematografica: «La vera fonta di ispirazione per questo mio remale è stato ''Il risveglio della forza'', il settimo episodio di ''Guerre stellari'', in cui J. J. Abrams ha riletto i topoi narrativi della saga per aggiornarli».

E alla stessa maniera Speaker Cenzou, Vicienzino 'o megafono lo chiamavano quando sparava rime intorno a un bidone e una candela, ha messo mano a quel primo disco rap made in Napoli: «I beat non mi soddisfacevano, non ero padrone dello studio di registrazione.I versi, invece, funzionavano, ma il rap è street art, fotografia on the road, orologio del tempo, quindi ho li ho rivisti da zero, rispettando in pieno la metrica originale proprio come gli arrangiamenti non avevano sacrificato le melodie». Poi ha cercato i complici adatti: ««Ho coinvolto chi c'era già, ed è cresciuto con me, e chi in tutti questi anni mi ha cercato per dirmi che con quel lavoro avevo mostrato la strada. Ho messo insieme bambini cattivi cresciuti come me, usciti dai centri sociali per esportare il verbo dell'hip hop e della rivolta sociale come ci ha insegnato la 99 Posse, e bambini cattivi arrivati dopo, le nuove generazioni del rap, ma non solo, sono fiero di essere napoletano, di venire dal centro storico, di essere figlio della lezione di Carosone e Daniele, pronipote delle leggende della canzone napoletana classica. Ed ho raccolto intorno a me vecchie e nuove leve, veraci e non, old school e new school: Ensi, Ghemon, Clementino, Rocco Hunt, Tormento, Tony Madonia, Ice One, Dope One, Kiave, E Green, Nto', Sonakine, Paura, Danno, Oyoshe, Iken, Papa J, Valerio Jovine, Daryo Bass, Mama Marjas, Herrera, Pepp Oh, Dj 2Phast, Dj Uncino, The Essence. Ma anche la neomelodica Ida Rendano, lo chansonnier Francesco Di Bella, il rocker Dario Sansone, il sassofonista Daniele Sepe, il trombettista Ciro Riccardi, il pianista Francesco Villani, la voce della sensuale Simona Boo.

E il gioco funziona: chi consumò l'album gioca volentieri con le nuove versioni del brano che dà il titolo all'album, l'epica «Stai come il merlo», l'irresistibile «Cmq sta nu fatt asott», il cuore del racconto di «A San Gaetano», dal nome della piazza dove Vicienzone è cresciuto, dove «secondo il maestro Pino Daniele il tempo era oro. Ora che sono cresciuto, e che lui non c'è più, il tempo è ancora più oro. Da ragazzino quella piazza era un parcheggio, ci trovavi chi spacciava eroina e chi se la faceva, oggi è invasa dai turisti. Certo, come tutta Napoli paga con la gentrificazione, ma il paragone con il passato è impossibile».

Ora non resta che tornare a fare il bambino cattivo dal vivo: domani a Napoli, alle 18 alla Feltrinelli di piazza dei Martiri, la presentazione del disco, poi il richiamo del palco si farà sentire: «Ho messo su una bella squadretta con Pepp Oh, Oyoshe, Olwong e Simona Boo: c'è tanto sugo pronto, faremo danni a palate».
Domenica 10 Giugno 2018, 13:36 - Ultimo aggiornamento: 10-06-2018 20:55
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