Il ritorno di Peppe Servillo: «Le parole per dire Napoli, poi il ritorno a Sanremo»

di Federico Vacalebre

Peppe Servillo torna a Napoli, in scena da stasera al Diana, al fianco del fratello Toni in «La parola canta», continuando un lungo tour di straordinario successo: con il Solis String Quartet i Servillos si muovono tra recital e concerto, parola recitata e parola cantata, Napoli classica e Napoli contemporanea.

La parola canta ancora a Napoli, Peppe?
«Eccome, non a caso il nostro itinerario poetico passa da Eduardo e Viviani a contemporanei come Enzo Moscato, Mimmo Borrelli e Michele Sovente, senza dimenticare la lingua di Bovio. È un viaggio nella lingua che esalta il valore della nostra lingua, la sua capacità di essere veloce e concreta, insieme pietra e sensazione, emozione».

Anche al tempo di Gomorra e dei gomorrismi? Del neofolklorismo partenokitsch?
«Napoli ha sempre mille facce e colori, Viviani e Pino Daniele dovrebbero avercelo insegnato. Penso al tour di Le voci di dentro con mio fratello: non solo l'Italia, ma il mondo, aveva fame di questo Eduardo: noi ci siamo messi, com'è giusto, al suo servizio, e nessuno ha avuto problemi di comprensione, anzi, il pubblico ha goduto anche della resistenza alla globalizzazione, della nostra cultura corsara».

Pasolini era convinto che i napoletani si sarebbero estinti piuttosto di rinunciare alla loro «diversità». Intanto, mentre «La parola canta», si preparano a ricantare i tuoi Avion Travel, orfani purtroppo di Fausto Mesolella.
«È vero, e anche per questo sono particolarmente felice dell'opportunità che Enzo Avitabile mi concede portandomi con lui a Sanremo con Il coraggio di ogni giorno. Io sono fiero di essere suo ospite, tornando a Sanremo a diciott'anni esatti dalla vittoria degli Avion Travel con Sentimento. E che tutto questo coincida con il nostro nuovo album, il primo di inediti in 15 anni, in mezzo ci sono i due lavori su Paolo Conte e Nino Rota. Ci stavamo lavorando con Fausto... Poi... ci siamo trovati naturalmente, senza pensarci, a rinunciare alla chitarra, ma è rimasto il lavoro compositivo, quattri brani, che aveva fatto con noi. Attorno a quel progetto, e alla sua drammatica assenza, ci siamo ritrovati con Avion che erano andati per altre strade, come Mario Tronco, che produce il disco, dopo il successo dell'Orchestra di Piazza Vittorio. Abbiamo recuperato qualche canzone scritta per altri, come Fiorella Mannoia e Patty Pravo».
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Martedì 9 Gennaio 2018, 10:04 - Ultimo aggiornamento: 09-01-2018 10:04
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